
Diciamolo chiaramente: solo in una terra socialmente narcotizzata e irrimediabilmente assuefatta a subire in silenzio ogni tipo di prevaricazione e sopruso può accadere che per la storiaccia della torre Covid non sia ancora saltata nessuna testa, tutti restino comodamente al loro posto e nessuno venga rimosso manu militari e chiamato a risponderne nelle sedi competenti.
Sono passati 5 anni dalla pandemia e nonostante uno stanziamento plurimilionario straordinario dello Stato per aumentare i posti letto di terapia intensiva per scongiurare un’ecatombe, al momento, della torre Covid non c’è ancora nemmeno la posa della prima pietra e dopo il rifiuto del precedente aggiudicatario di sottoscrivere il contratto, siamo fermi all’indizione della gara di appalto per individuare la nuova ditta incaricata di realizzare i lavori.
Sarebbe una barzelletta ridicola se non fosse la tragica verità che si riflette nell’ignobile esempio paradigmatico di una regione soporifera che tollera fantozzianamente che un’emergenza duri 16 anni, come per il commissariamento sanitario, e un’opera pubblica urgentissima e indifferibile, come quella per fronteggiare il Covid, sia ancora trattata a livello di scartoffie.
Non mi rassegno all’idea che i molisani continuino a subire in silenzio questa aberrazione quotidiana, che si sostanzia nella condanna ad assistere all’ennesima vicenda vergognosa per la quale non paga nessuno. Al di fuori dei molisani, s’intende.